State camminando soli. Su un marciapiedi, attraversando un portico. Non siete a passeggio in un giorno di festa, ma dovete andare a fare la spesa per poi preparare la cena, dovete raggiungere la stazione dopo il lavoro per prendere il treno. Siete soli con voi stessi e i vostri pensieri, e intorno a voi altre persone che passeggiano per i fatti propri.

Davanti a voi persone che vi rallentano la marcia, dietro passi che vi insospettiscono, davanti un attraversamento pedonale con il semaforo rosso. In queste situazioni il vostro comportamento muta continuamente, e muta per il fatto che non siete soli, e che avete un obiettivo (raggiungere la stazione, arrivare al negozio di alimentari prima che chiuda, ecc.).

In questi frangenti diventa molto interessante osservare il comportamento che le persone hanno: qualcuno che ha il ritmo del passo simile al nostro ma dobbiam per forza superarlo, qualcuno che ci passeggia dietro da diverso tempo e noi acceleriamo, all’attraversamento pedonale essere i primi a scattare al verde. Più è stringente il nostro obiettivo e più questi atteggiamenti si esasperano (credo a livello fisiologico abbia a che fare, e non me ne vogliano i neuroscienziati se sbaglio, con la corteccia prefrontale).

Proviamo allora a fare insieme questo tragitto a piedi, che supponiamo sia di un kilometro. Supponiamo di stare uscendo dall’ufficio, dall’ambulatorio, dal nostro studio alle 18.40, che il treno per tornare a casa sia alle 19, e quello successivo sia un’ora dopo. A quell’ora in città ci sono diverse persone che come noi si dirigono verso la stazione, e altre che escono per la passeggiata tardo pomeridiana, accidenti che ostacoli costoro che hanno il tempo di passeggiare e si è costretti continuamente a cambiare direzione. Cerchiamo di guardare più avanti per capire se sia opportuno cambiare il lato sul quale camminare, e decidiamo di attraversare. La strada è leggermente in discesa, e questo non ci ha fatto accorgere che 200 metri più avanti, a causa di lavori, siamo costretti ad attraversare nuovamente la strada. Sono già le 18.50, e più andiamo avanti, più la folla si infoltisce (è ora di aperitivo e tutti hanno posteggiato l’auto nel parcheggio di fianco la stazione). Il passo rallenta notevolmente, e alle 18.55 manca l’ultimo semaforo pedonale, che attraversando uno dei viali più trafficati, rimane rosso per 2 minuti. Corsa, fiato corto, tachicardia, arrivo in stazione confidando nel solito ritardo di due minuti, ma questa volta non vedo nemmeno la coda del treno, che il caso (la regola) vuole sia partito puntualissimo.

Supponiamo ora di fare lo stesso tragitto, ma partendo dall’ufficio alle 18.20. Il tempo ci concede, se lo vogliamo, di soffermarci davanti a qualche vetrina, ma non è questa la nostra intenzione, così ci concentriamo semplicemente sui nostri pensieri. Mentre camminiamo facciamo un veloce recap della nostra giornata lavorativa, e di quello che dovremo fare domani. Fatto questo ci concediamo una rilassante osservazione, così vediamo che tra le persone che camminano nel senso opposto ci sono quelle che si scansano e quelle che invece costringono noi a scansarci. Ci sono persone che, anche se hanno il nostro stesso passo e noi non abbiamo fretta, decidiamo di superare. Ci sono persone che passano con il rosso al semaforo pedonale, e altre che scattano al verde come fossero ai blocchi della finale olimpica dei 100 metri. Ancora, altre che influenzano il nostro passo con il loro. In un qualche modo sappiamo regolare il nostro passo, e questo perché non abbiamo ansie particolari, infatti il treno anche questa volta è puntualissimo e noi siamo seduti sopra senza alcun tipo di fiatone.

Che cosa distingue il primo dal secondo? O meglio, perché il primo ha perso il treno? Perché è uscito tardi, direte voi. Infatti, risposta razionale. Ma perché è uscito tardi? Perché volendosi dimostrare solerte ha risposto ad una mail non particolarmente importante e urgente.

Prima di uscire dall’ufficio i dati sono noti, altri deducibili, altri ancora incerti: il treno parte alle 19, di fianco alla stazione c’è un parcheggio che congestiona il passeggio ad un determinato orario, il traffico in città è intenso, il treno è spesso in ritardo, ma non sempre. E altro dato importante: ho due obiettivi da raggiungere, uno è quello di prendere il treno, l’altro di rispondere ad una mail che non è urgente. Nel primo caso abbiamo perso il treno, e scritto in modo probabilmente frettoloso la nostra risposta alla mail, mentre nel secondo caso abbiamo deciso di rimandare all’indomani la risposta alla mail quando la mente sarà più lucida, e abbiamo preso il treno.

L’uomo agisce in modo uguale in contesti diversi: mentre deve raggiungere il treno o quando ad esempio decide dei propri investimenti. Definire obiettivi chiari, riservarsi il giusto tempo nella programmazione, confrontarsi con la realtà, le persone, i professionisti. Saper analizzare, definire le priorità, discernere, scartare ipotesi, rimanere coerenti.

Nel primo caso gli obiettivi erano mediamente chiari, le priorità, la programmazione e l’analisi di contesto per nulla, così si è perso il treno. Nel secondo caso gli obiettivi erano chiari, la scelta è ricaduta sulle priorità, si è analizzato il contesto correttamente e si sono acquisiti ulteriori elementi per definire il proprio modo di agire. Ci si è resi conto, ad esempio, che è facile farsi influenzare da altre persone (il passo che muta, volontariamente o meno, a seconda del passo tenuto da altre persone), si è potuta constatare dal finestrino del treno in partenza la rabbia di chi quel treno l’aveva perso, ecc.

Allo stesso modo in finanza è essenziale avere chiari i propri obiettivi, definire la propria programmazione, le proprie priorità, mantenere un corretto livello di coerenza e non farsi influenzare eccessivamente dalle proprie emozioni, dalle proprie credenze, dalle credenze o dal comportamento altrui. Chi investe non deve pensare di essere più bravo (furbo) degli altri, ma alcuni segreti per raggiungere i propri obiettivi ci sono. Anche in finanza il contesto è incerto ma in un qualche modo i dati potrebbero essere considerati come assunti o deducibili: la statistica, l’osservazione della realtà, i numeri, l’esperienza, la razionalità. E questi dati saranno tanto più corrispondenti alla verità in assenza di fretta.

 

Ah, dimenticavo! C’è in ultimo il caso di quello che perde il treno e decide di approfittarne per chiamare gli amici per un aperitivo, e magari fermarsi in città, ma nella maggioranza nei casi (non in tutti, ci sono i creativi e gli intuitivi, ma quelli sono una specie rara e protetta) l’indomani, quando chi leggerà la mail da lui scritta si accorgerà dell’errore dovuto alla fretta, sarà ancora a letto con il telefono spento!

 

Luca Giordani

 

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